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IN ACQUA FIN DA PICCOLI
I corsi di acquaticità 0-3 anni hanno come obiettivo quello di rendere familiare l’acqua al bambino
I corsi di acquaticità 0-3 anni hanno come obiettivo quello di rendere familiare l’acqua al bambino attraverso il gioco, in piena libertà, senza regole o costrizioni. Non insegnano necessariamente a nuotare: permettono alle mamme, ai papà e ai loro piccoli di conoscersi meglio in un ambiente nuovo e stimolante. Ne abbiamo parlato con Monica Glionna, istruttrice di acquaticità neonatale presso le Terme di Premia (Verbania). Quando si possono iniziare i corsi di acquaticità? Se stiamo ai tempi delle piscine, dai 3-4 mesi in avanti, dopo la prima vaccinazione. Se si sta ai tempi del bambino, da quando è caduto il cordone ombelicale. A casa, se è possibile, è bene lavarsi con il proprio bambino nella vasca da bagno, sia per stimolare le sensazioni positive che nascono dal contatto pelle a pelle, sia per mantenere una sorta di continuità con le condizioni di vita intrauterina. Dopo il quarto mese i bimbi iniziano a vedere meglio e percepire con più chiarezza l’ambiente che li circonda e vivono l’attività in acqua come un’esperienza sensoriale, ludica che stimola il senso di gruppo e la socializzazione.
Con questi corsi i bambini diventeranno dei piccoli nuotatori?
Questo è uno dei miti da sfatare. I genitori arrivano di solito con false aspettative, spesso dopo aver visto filmati in tv o in internet di bambini piccolissimi che nuotano da soli, e il più delle volte rimangono delusi dalle prime reazioni dei propri figli in acqua. Quelle immagini sono il risultato di un periodo di lavoro in vasca che non è standard per tutti i bambini. I processi di apprendimento possono essere lunghi. Ciò che si propone l’acquaticità è propedeutico all’apprendimento del nuoto e a un rapporto più disinvolto e autonomo con l’acqua. Anche perché alla prima immersione ogni bambino reagisce in maniera diversa: alcuni si bloccano, altri reagiscono con gioia, altri ancora piangono e hanno bisogno di essere coccolati e rassicurati.
Le mamme e i papà come si devono comportare?
Devono assecondare i tempi del proprio figlio. Ogni bambino ha i propri ritmi e le proprie esigenze, che vanno rispettate e sostenute ai fini di una buona riuscita dell’ambientamento. È importante non far prevalere l’ansia da prestazione del genitore ed evitare i confronti con gli altri bambini. Non bisogna avere fretta: gli esercizi vanno ripetuti più volte in modo che il bambino possa assimilarli, perché la ripetizione dà sicurezza. Il genitore in acqua deve essere rilassato e trasmettere tranquillità: la mano di sostegno che accompagna sempre il bambino permette di sentire le sensazioni e di conseguenza anche le tensioni muscolari se ci sono. Una mamma e un papà sereni aiutano il bambino a essere più sicuro e avere un buon rapporto con l’acqua. Inoltre è bene incoraggiare ed elogiare il proprio bambino quando riesce a compiere un passo avanti, e continuare a farlo anche quando sembra non riuscirci. In questo modo lo si aiuterà ad acquisire sicurezza nelle proprie capacità. Trasformare in gioco poi un momento di spavento, come una possibile “bevuta”, è il modo migliore per non traumatizzarlo.
E allora qual è l’obiettivo di questi corsi?
Non si insegna niente di nuovo, perché tutto quello che si fa nell’acquaticità i bambini lo sanno già fare. Si insegna però ai genitori a trovare un modo diverso di relazionarsi con il proprio bambino, a prendere fiducia nelle sue capacità. Si regala un’ora di gioco in un ambiente stimolante come l’acqua, un’ora di contatto pelle a pelle non solo con la mamma, ma anche con i papà, che sempre più spesso si ritagliano questo momento tutto per loro. Il corso di acquaticità è e deve essere innanzitutto un’esperienza ludica. Che poi ne seguano anche risvolti formativi è una diretta e piacevole conseguenza, ma il motivo di fondo, che non bisogna mai dimenticare, è che per il bambino deve rimanere un momento di gioco. I vantaggi sono notevoli: dal punto di vista fisico si rafforzano il sistema cardio-circolatorio, quello respiratorio e l’apparato muscolo-scheletrico; dal punto di vista psicologico si rafforza la relazione con il genitore e si accresce la fiducia in se stessi. Ridimensionate le aspettative, messi da parte confronti e ansie da prestazione, cosa possono fare i neo genitori per far star bene i propri bambini in acqua? Essere esigenti, sia sulla competenza degli istruttori che sulle condizioni igieniche delle piscine. I neonati hanno una pelle molto delicata e sensibile e possono essere soggetti più di altri a infezioni cutanee. Inoltre bisogna fare attenzione affinché non prendano freddo quando escono dall’acqua e ricordarsi di asciugare sempre molto bene l’interno delle orecchie. La temperatura dell’acqua poi è molto importante. Fino ai tre mesi il bambino non dovrebbe essere immerso in acqua con temperatura inferiore ai 33°. Dai sei mesi in avanti i bambini sono in grado di sopportare anche temperature leggermente inferiori, ma non meno di 30°. In questo caso l’acqua termale della piscina dove insegno gioca un ruolo molto importante, non solo perché naturalmente calda (tra i 34° e i 35°), ma anche per la sua composizione. È un’acqua solfato-calcica, particolarmente adatta per la cura delle infiammazioni croniche delle prime vie aeree, che aiuta a fluidificare e a espellere le secrezioni, così frequenti nei bambini piccoli.
dalla rubrica AMBIENTIAMOCI in Più Salute n. 1 Gennaio/Febbraio 2012 - A volte ritornano








